Etichette di birre artigianali

Come leggere l’etichetta delle birre artigianali ed evitare truffe

La recente diffusione esponenziale delle birre artigianali  ha allontanato l’immagine di queste bevande dalle fumose caves frequentate da personaggi degni dei migliori libri di Massimo Carlotto e l’ha collocata nel mondo dei supermarket gourmet di mezza Italia.

Questa enorme visibilità ci impone una dovuta riflessione: siamo sicuri che quella che stiamo comprando è una vera birra artigianale o si tratta di un prodotto commerciale ribattezzato con il nome di un personaggio di fantasia e camuffato con un’etichetta un po’ rock ?

Siamo abituati a etichette che esprimono al 100% il carattere della birra contenuta nella bottiglia grazie al lavoro di grafici ed artisti pieni di talento e fantasia, ma talvolta ci dimentichiamo che l’etichetta é il documento più importante per la presentazione di ogni prodotto, anche di una birra artigianale, e va letta e verificata attentamente per non andare incontro a sorprese.

Fortunatamente la legge italiana ci aiuta nel compito e prescrive tutta una serie di informazioni obbligatorie da riportare a garanzia dei consumatori. Le indicazioni da riportare a livello nazionale sono previste nella legge 1354/1962 e successive modifiche e quelle in generale indicate per i prodotti alimentari nel D.lgs. 109/1992 e successive modifiche.

Indicazioni obbligatorie sull’ etichetta delle birre artigianali

Innanzitutto dobbiamo verificare l’esistenza della denominazione di vendita, cioè il nome del prodotto, che deve contenere una delle denominazioni ammesse, e cioè Birra analcolica ( TAVE % v/v tra 3 e 8), Birra leggera o light (TAVE tra 5 e 10,5), Birra (TAVE superiore a 10,5), Birra speciale (TAVE superiore a 12,5), Birra doppio malto (TAVE superiore a 14,5).

Il TAVE, o titolo alcolometrico volumico effettivo che indica la quantità totale di alcool contenuto nella birra, é obbligatorio solo per le bevande aventi un contenuto di alcool superiore a 1,2% in volume.

Esempio di etichetta delle birre artigianali
Esempio di etichetta di birre artigianali

Necessaria anche l’indicazione del lotto di produzione, poiché serve ad individuare il prodotto sul mercato in caso di situazioni tali da comportare un ritiro o richiamo del prodotto dal mercato. Il lotto di produzione é l’elemento fondamentale per tracciare qualsiasi prodotto e alimento.

Anche il termine minimo di conservazione è un dato obbligatorio da inserire sull’etichetta delle birre artigianali. Indica la data fino a cui la birra si mantiene inalterata se conservata nelle condizioni opportune. E’ la famosa frasetta ” da consumarsi preferibilmente entro”. Il consumo della birra per il tempo immediatamente successivo al termine minimo di conservazione non rappresenta un grave rischio per la salute del consumatore.

Altre informazioni da riportare sull’etichetta sono il volume nominale in centilitri e l’eventuale presenza di solfiti, necessaria per tutti coloro che soffrono di intolleranze o allergie.

Indicazioni facoltative sull’etichetta

Tra le indicazioni non obbligatorie, la più importante è sicuramente l’elenco degli ingredienti. Esso non è richiesto se la gradazione alcolica supera 1.2% vol. Se però il nostro birraio ha aggiunto aromi, succhi o estratti di frutta fresca o frutta secca o altri ingrediente, deve obbligatoriamente indicarlo.

Non è neanche richiesta l’indicazione delle informazioni nutrizionali. Anche se a fine 2016 dovrebbe scattare anche questo obbligo, le bevande alcoliche con più di 1,2% alcol in volume saranno totalmente esentate.

Etichette di birre artigianali
Etichette di birre artigianali

Altra informazione facoltativa molto importante è l’indicazione della sede di produzione della birra. Non è certo una bella notizia, perché si perde uno degli elementi che potrebbe dare le maggiori garanzie di genuinità del prodotto. Il mastro birraio potrebbe quindi non indicare dove produce la birra, nascondendo dati rilevanti per l’apprezzamento di un prodotto che vede proprio nell’artigianalità una delle sue caratteristiche vincenti.

Tocca quindi al consumatore documentarsi e apprezzare o meno la trasparenza del produttore, prima ancora di quella del prodotto stesso.